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L'Uomo è Forte =

Romanzo


Data uscita
Luglio 2020
Condizioni
 
very fine legenda
Dorso con pieghe da lettura.
Copie disponibili
solo una copia
Venduto da
BCLibri
bclibri@delosstore.it
Autore
Corrado Alvaro
Collana
I Delfini n. 23
Bompiani 1974
Genere
Fantascienza

L'opera, vincitrice del premio dell'Accademia d'Italia del 1940. - EDIZIONE ( Ristampa) MOLTO RARA

C2x - In dieci capitoli di media lunghezza è concentrata la vicenda di Dale, un ingegnere che rientra in patria, presumibilmente la Russia, dopo un'assenza di quindici anni trascorsi in un paese occidentale. A spingerlo sulla via del ritorno è il disgusto per un mondo corrotto, dove dominano l'affarismo sfrenato e l'incontrollata affermazione dell'io. Alla constatazione del degrado morale si contrappone l'idilliaco vagheggiamento di una società «sana» e giusta, solidamente edificata sui valori più autentici. L'emblema di questo nuovo mondo è una scultura in gesso: un uomo e una donna avanzano tenendosi per mano con «passo forte», guardando sicuri davanti a sé. Ma la città che ritrova il protagonista è teatro di guerriglia tra Bande e Partigiani, porta i segni di «stragi», «fame» e «orrore», nonché dei «molti sacrifici compiuti», ed esibisce il volto di chi ha sofferto e lottato e ha ancora nemici dappertutto. Ogni cosa scatena in lui una «sensazione sgradevole» amplificata dall'odore «greve» che trasuda da ogni edificio. La delusione è cocente: il nuovo assetto sociale vuole abituare l'uomo a vivere per la collettività e non più per se stesso, distruggendo tutto ciò che è intimo e privato; su ogni cittadino aleggia lo spettro di un sistema totalitario che ha mille occhi per vedere, mille modi per colpire e colpevolizzare. L'amore tra Dale e Barbara può solo avvizzire; tra i due non è possibile alcuna intesa: l'uno, malgrado le buone intenzioni, è un corruttore, simbolo di una società fondata sull'individualismo e il senso di proprietà; l'altra cede dapprima al sentimento, poi, terrorizzata dall'enormità della trasgressione, finisce per denunciare l'amante come «nemico del popolo», ormai preda di un delirio di espiazione. Il senso di colpa è dunque lo strumento utilizzato dal Governo per condizionare le coscienze, rimuovere il libero arbitrio e imprigionare l'uomo in una condizione d'impotenza, in un «mondo fatale» e preordinato: «Noi ora abbiamo degli impresari straordinari che ci inducono a fare ciò che rappresentiamo fisicamente. Il personaggio è sparito e noi siamo delle maschere. Ma rappresentiamo una parte come se fossimo dei personaggi. E non possiamo fare altrimenti». Coerentemente con questa affermazione, fatta eccezione per i due protagonisti, la scena è popolata di "tipi": la Segretaria, serva devota del sistema; l'Inquisitore, la suprema volontà; il Direttore, il funzionario invecchiato prossimo all'avvicendamento, reo di pericolose inclinazioni metafisiche. D'altra parte la "recita" è immutabile come lo sono i suoi ruoli: nel tentativo di sottrarsi «alla necessità fatale» del Potere, Dale l'asseconda; uccide il direttore e si dà alla fuga. Per una serie di equivoci, viene prima ferito e poi acclamato eroe dai Partigiani; coperto dalle bende, in un letto d'ospedale, ricomincia a progettare un nuovo tentativo d'evasione.

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