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L'Inferno a Rovescio -

Romanzo


Data uscita
Maggio 2017
Condizioni
 
very fine legenda
NEar mint con lieve ingialliento bordi pagine e sulla quarta -(Scansione solo indicativa)-
Copie disponibili
solo una copia
Venduto da
BCLibri
bclibri@delosstore.it
Autore
Philip Jose Farmer
Collana
Galassia n. 61
La Tribuna 1966
Genere
Fantascienza

UN CAPOLAVORO con 2 ristampe nei Classici e ne I massimi della SF della Mondadori ( Entrambre introvabili) -

Come Kurt Vonnegut jr., come Walter Miller jr., Phihp José Farmer è stato, in Italia, la vittima di una congiura di circostanze. Arriva da noi con qualcosa come tredici anni di ritardo. E tredici anni fa, in Italia c’erano già pubblicazioni di fantascienza. Che ignorarono Farmer con la stessa regolarità con cui ignorarono Miller e Vonnegut e John Christopher. Ma il celeberrimo racconto The Lovers (che se non diede l’avvio alla satira sociologica sessuale, inaugurata molto più tardi da Aldiss, pose per la prima volta in modo decisivo il problema del sesso nella fantascienza) risale al 1952: più tardi, Farmer lo ampliò ricavandone un romanzo altrettanto celebre e importante. The Lovers (versione racconto) era stato offerto da Farmer a tutte le più celebri riviste specializzate americane, che lo rifiutarono scandalizzate per la sua audacia. Ma quando finalmente una rivista di secondo piano accettò di pubblicarlo, Fariner diventò di colpo celebre. Quando per la prima volta vennero assegnati i Premi Hugo, nel 1953, Farmer fu il primo autore della storia a fregiarsi di quel prestigioso Award, come “il nuovo autore della science fiction”. A The Lovers seguirono altri racconti e altri romanzi incandescenti: poi l’autore ebbe pesanti traversie economiche a causa del fallimento di un editore, disertò per qualche tempo la science fiction, riprese a scrivere sfornando materiale tradizionale non sempre ottimo, fino a che, in questi ultimi tempi, con l’affermarsi della fantascienza adulta, è entrato definitivamente nel pieno favore del pubblico e dei critici, con romanzi recentissimi di nuovo degni della sua fama, come questo Inside-Outside. In Italia, dell’esistenza di Farmer si era accorto soltanto Ugo Malaguti (ma aveva avuto la fortuna di mettere le mani, lui, su una edizione quasi introvabile dell’esauritissimo The Lovers). Regolarmente, in una lettera su tre, Malaguti mi tesseva l’elogio di Philip José Farmer, autore nuovo, tragicamente grandioso, spregiudicato e fortissimo. Ma ogni volta che lo pregavo di mandarmi in visione l’irreperibile volume, Malaguti cambiava abilmente discorso. Però al mondo c’è una giustizia, così in seguito Malaguti fu duramente punito della sua diffidenza: prestò a un amico il volume che aveva così pervicacemente rifiutato di spedirmi, e non lo rivide mai più. Le mie personali ricerche dei testi di Farmer non furono molto fortunate, d’altronde. I suoi capolavori più scottanti erano esauriti e irreperibili. Riuscii a trovare soltanto un ottimo romanzo avventuroso, che sé poteva farlo classificare all’altezza di un Hamilton e di un Williamson non era però tanto rivoluzionario da giustificare la sua reputazione; poi incappai in alcuni suoi racconti decisa- niente scadenti e, leggendo A Century of Science Fiction, curato da Knight, in quel Sai! On! Sai! On!, grazioso ma modesto, che era ben lontano dal dare una sia pur vaga immagine della potenza e dell’inquietudine che caratterizzano la sua migliore produzione. Ma finalmente, anche Phihp José Farmer cadde nella rete: e la prima preda fu, per ironica contraddizione, il suo ultimo romanzo, Inside-Qutside, sulla linea, più o meno, di Mother o di The Lovers, i suoi testi più celebrati. Poi, piovvero anche altri romanzi, tutti scrupolosamente presi in esame per destinazioni svariate. Ma intanto Inside-Outside, L’inferno a rovescio, appare su Galassia, ad inaugurare la annata 1966. Sempre in forza di quella giustizia di cui parlavo più sopra, InsideOutside, adocchiato per la prima volta da me, esce nella collana il cui titolare è adesso Ugo Malaguti, che nell’assumere la redazione della rivista ha confermato la scelta di questo terribile romanzo.
È quasi impossibile parlare di L’Inferno a rovescio senza anticiparne la trama e la soluzione, entrambe inattese e abbaglianti. È un romanzo intessuto di disperazione e di speranze assurde, di crudeltà e di terrori: qualche volta Farmer calca la mano, si compiace di insistere su situazioni agghiaccianti e orribili, ma lo fa con lo stesso spirito in cui certi grandi pittori fiamminghi insistevano sui particolari orridi e lubrici per comporre le grandi vedute d’insieme del “loro” inferno. Rigorosamente fantascientifico nonostante l’abbrivio apertamente fantastico, L’Inferno a rovescio è uno dei migliori romanzi apparsi durante l’anno 1965 negli Stati Uniti. La situazione è una delle più nuove e sconcertanti che sia stata “inventata” in questi ultimi anni, l’impianto ambientale è originale e imprevedibile, i protagonisti, esseri umani normali, deboli, antieroici, hanno uno spicco a tutto rilievo, anche sullo sfondo apocalittico della catastrofe che minaccia di travolgerli. Philip Jose Farmer si conferma, ancora una volta, un autore completamente diverso dagli altri, animato da una rabbia divorante, da un frenetico, ambivalente sentimento di odio-amore verso la vita, vista senza illusioni e senza suggestioni utopistiche. In quel groviglio di interessi, di passioni di meschinità e di paure, fiorisce come una gemma inaspettata la commovente fede di Fyodor, lo slavo “pazzo di Dio”, che si lascia ingannare dall’impostura del falso Messia soltanto per eccesso d’amore verso Dio, e a cui sarà misericordiosamente risparmiata la rivelazione della trappola blasfema in cui le misteriose Autorità hanno rinchiuso, per i propri fini smisuratamente orgogliosi, tutta la razza umana. Nel complesso, quindi, un romanzo unico nel suo genere, scritto dal primo dei grandi autori che Galassia si accinge a rivelare al pubblico italiano. Poichè, come i lettori avranno notato, ora il redattore di Galassia è Ugo Malaguti, approfitto dell’occasione per augurare buon lavoro al mio collega e successore, nella assoluta certezza che Galassia non avrebbe potuto trovare una guida migliore, più competente, più qualificata e più degna dell’autore de Il Sistema del Benessere. Mi auguro solamente che un male inteso riserbo non lo trattenga, in avvenire, dal pubblicare regolarmente altri suoi romanzi e altri suoi racconti sulle pagine della rivista, poichè in questo caso l’acquisto di un ottimo redattore sarebbe purtroppo controbilanciato dalla perdita di un autore eccezionale: ma in questo caso lo staff redazionale dell’SFBC, con la sottoscritta alla testa, lo minaccerà di tremende rappresaglie, se il nuovo redattore di Galassia osasse permettersi di non riservare all’autore Ugo Malaguti il trattamento cui ha diritto.