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L'Ingegnere Etico - Galassia n. 37

Romanzo


Data uscita
Settembre 2018
Condizioni
 
very fine legenda
Dorso e quarta scurite - un poco anche i bordi pagina
Copie disponibili
solo una copia
Venduto da
BCLibri
bclibri@delosstore.it
Autore
Harry Harrison
Collana
Galassia n. 37
La Tribuna 1964
Genere
Fantascienza

Nessuna ristampa - Disponibile altra copia NEAR MINT

Nel luglio scorso, al Festival di Trieste, il giornalista Francesco Biamontiti, intervistando Kingsley Amis per conto della rivista triestina di politica e di cultura Umana, gli chiese di elencargli le opere e gli autori di fantascienza più significativi: e Amis, insieme a Wells, Vonnegut, W. Miller jr., Asimov, Pohl e Kornbluth, Clarke, Ballard, Blish e Wyndham, citò anche Harry Harrison. Irrequieto e brillante, dotato di curiosità e di interessi vastissimi, Harry Harrison è un autore che si è fatto luce nel campo della science-fiction in questi ultimi anni, conquistandosi un posto nelle più famose antologie, compresa quella curata da Brian Aldiss per i Penguin Books. Aggiungo che, se dovessi compilare un elenco ideale dei dieci migliori racconti di sf del mondo, dovrei includervi il suo Le strade di Ashkabn, una violenta e umanissima interpretazione del problema religioso in chiave fantascientifica (avviso agli… interessati: niente da fare, i diritti di quel racconto sono al sicuro!). Il romanzo che Galassia vi presenta questo mese, L’ingegnere etico, appartiene a quel filone piuttosto recente che rifacendosi solo in apparenza ai temi classici della space-opera — o melodramma spaziale — sceglie come sfondo un’umanità regredita per presentare un conflitto di idee, politiche, morali o religiose: esempi di questo genere che voi già conoscete sono il romanzo Premio Hugo Uomini e draghi di Vance e il più modesto ma forse più drammatico e disperato Gli uomini nelle caverne di William Tenn. Nel suo Ingegnere etico Harrison esaspera il tono drammatico fino al grottesco, ponendo di fronte la concezione pragmatista di Jason dinAlt e l’ostinata, maniaca, impratica virtù di Mikah Samon, nell’ambiente catalizzatore rappresentato da una civiltà retrograda e feroce, sia uno schiavismo più totale e più terribile di quello che la Terra ha purtroppo conosciuto e che ancora conosce, in alcuni paesi dell’Africa e dell’Asia. In questo nuovo filone della science-fiction, L’ingegnere etico è indubbiamente uno degli esempi più significativi e più forti. In questo stesso fascicolo troverete anche una novità vecchia di settant’anni: un racconto di Ambrose Bierce, il cupo e un po’ misterioso precursore americano (come ricorderete, non si è mai saputo che fine abbia fatto: scomparve senza lasciare tracce e inducendo Charles Fort ad affermare che era stato rapito da un «collezionista di Ambrogi»). Sebbene più famoso per i suoi racconti orripilanti, fra cui il celeberrimo Olio di cane, Bierce — sia pure su una linea abbastanza frankesteiniana, e senza tener conto della lezione di Verne sulla necessità e sulla bontà del progresso scientifico — scrisse alcuni racconti che possono collocarsi fra gli antenati legittimi della scìence-fiction: e La creatura di Moxon che vi presento è appunto uno di questi. Il mese prossimo sarà la volta di La torcia cadente di Algis Budrys, il ritratto psicologico d’una rivoluzione. Ma le novità più grosse riguardano la sorella Galaxy, che a partire dai prossimi mesi si dedicherà esclusivamente agli autori più famosi, mediante una memorabile operazione di annessione collettiva, tralasciando rigorosamente le mezze figure riempitive.